I Vitigni del nostro territorio

Il Bianco di Pitigliano Doc si fondasulla base del Trebbiano Toscano, che il disciplinare ammette dal 40% al 100%. È lo stesso vitigno che nel mondo si chiama Ugni blanc, esportato in Francia dai Medici, conosciuto nel Lazio come Procanico. Accanto a lui, sono ammessi fino al 60% una rosa di complementari: Greco, Malvasia bianca lunga, Verdello, Grechetto, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Pinot bianco, Riesling italico.

Il Sovana Doc si fonda sul Sangiovese, almeno il 50% nelle tipologie base. A questo, si ammettono: Ciliegiolo, Aleatico, Cabernet Sauvignon, Merlot.

Due nomi meritano attenzione. Il Ciliegiolo è figlio del Sangiovese e la sua origine è quasi certamente maremmana: lo dicono i vinaccioli del Quattrocento ritrovati sotto il Duomo di Grosseto. Il Verdello, invece, che qui veniva chiamato Duro Persico, è tra i vitigni antichi che il territorio potrebbe recuperare e rilanciare.

Vitigni a bacca bianca

Trebbiano Toscano

Il Catalogo Nazionale gli riconosce tre sinonimi ufficiali — Biancame, Procanico e Ugni blanc — ma il Vitis International Variety Catalogue ne conta centosettanta. Plinio il Vecchio cita un vinum trebulanum prodotto nei dintorni di Capua; alla fine del Cinquecento Andrea Bacci lo considera originario dell’omonima località nel territorio di Luni, nell’antica Etruria settentrionale. Gli studi sulle parentele dei vitigni italiani lo indicano come figlio della Garganega, uno dei principali fondatori della piattaforma ampelografica della Costa Adriatica e dell’Italia centrale.

Malvasia bianca lunga

Il nome deriva da Monemvasia, porto greco usato dai veneziani fin dall’XI secolo per esportare vino in Europa. Le Malvasie sono un gruppo numeroso di vitigni ampelograficamente assai diversi, riuniti sotto lo stesso nome perché nel Medioevo servivano a produrre vini dalle caratteristiche simili. Nel trattato del Villifranchi (1773) è descritta come “di color giallo chiaro, dolce, odoroso, spiritoso e insieme di corpo”.

Ansonica

Sinonimi ufficiali Inzolia e Insolia. Il nome viene dall’italiano antico ansoria, vocabolo di origine meridionale. Le analisi la indicano figlia del Mantonico bianco, confermandone l’origine siciliana; è arrivata in Toscana passando per la Sardegna, l’Elba e il Giglio.

Verdello

È sinonimo di Verdicchio bianco. Localmente veniva chiamato Duro Persico, ed è tra i vitigni minori risultati più interessanti nella ricognizione dei vitigni antichi del comprensorio.

Greco e Grechetto

Il Greco è oggi riconosciuto sinonimo dell’Asprinio bianco e corrisponde al Greco di Tufo campano. Il Grechetto ha una relazione genitore-figlio con il Pignoletto; uno dei suoi sinonimi più noti è Grechetto di Orvieto, distinto dal Grechetto di Todi.

Riesling italico

Figlio dell’Orsolina, uno dei principali vitigni fondatori della piattaforma ampelografica dell’Italia centrale e nord-occidentale.

Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Pinot bianco

Vitigni internazionali ammessi tra i complementari.

Vitigni a bacca rossa

Sangiovese

La prima attestazione in Toscana è di Soderini (1590), che lo chiama Sangiogheto; il Villifranchi nella sua Oenologia Toscana (1773) lo definisce protagonista di vini toscani ottimi al gusto. La prima citazione del nome “Sangiovese” è del 1672, in un atto notarile dell’Appennino faentino relativo a tre filari di viti. Gli studi più recenti lo indicano proveniente dall’Italia sud-occidentale e meridionale, molto probabilmente figlio dello Strinto porcino e discendente della Visparola.

Ciliegiolo

Prima citazione letteraria nel 1590, in Toscana. È figlio del Sangiovese, originato da un incrocio spontaneo con il Moscato violetto. La prova più solida della sua origine maremmana viene da un pozzo-cisterna individuato nel 2011 sotto il Duomo di Grosseto: tra i reperti, 327 vinaccioli del Quattrocento, la cui analisi del DNA ha mostrato che il Ciliegiolo era già diffusamente presente nella Maremma toscana insieme a entrambi i suoi genitori.

Aleatico

Incrocio naturale del Moscato bianco. La coltivazione in Toscana è citata dal 1300; Trinci (1778) descriveva il vino come “pochissimo colorito, sciolto, sottile molto spiritoso, con un odore così delicato, grato e gustoso forse più del Moscadello”. Gallesio (1839) lo considerava un “vero moscato” e segnalava che in Toscana dava un vino liquoroso molto ricercato.

Cabernet Sauvignon e Merlot

Vitigni internazionali ammessi come varietali nel Sovana DOC.