8 AZIENDE, 8 INTERPRETAZIONI DEL TERRITORIO
Le nostre aziende associate
Sono 8 le aziende che fanno parte del Consorzio, ciascuna con il suo stile produttivo e con dimensioni diverse. Tutte però sono accomunate da una filosofia volta a valorizzare al meglio quanto offre questo territorio unico.
Adonea Vini
Nel cuore dell’Alta Maremma grossetana, vicino al borgo di Sovana, nasce Adonaea, giovane azienda vitivinicola familiare fondata da Valentina e Gabriele, che hanno trasformato il desiderio di evasione dalla frenesia urbana in un progetto agricolo autentico e appassionato.
I vigneti si estendono per circa 2,5 ettari all’interno di uno dei più importanti parchi archeologici italiani, in un paesaggio segnato dalle tracce della civiltà etrusca, dalle tombe rupestri alle misteriose Vie Cave. A circa 320 metri di altitudine, il terreno tufaceo di origine vulcanica e il microclima favorevole creano condizioni ideali per una viticoltura artigianale e sostenibile.
Le 5.300 piante, appartenenti a 7 varietà, sono curate interamente a mano. Potatura e interventi in vigna rispettano il vigore di ogni pianta e puntano a basse rese, selezionando solo i grappoli migliori. Ogni gesto nasce dal rispetto per la natura e dall’intento di preservare l’equilibrio del territorio.
Il nome Adonaea richiama gli “Orti di Adone”, giardini monumentali delle ville patrizie della Roma imperiale. Come quei luoghi di bellezza e abbondanza, l’azienda celebra natura, semplicità e mito. “Non bisogna far violenza alla natura, ma persuaderla”, scriveva Epicuro: un principio che guida ogni fase del lavoro.
Ogni bottiglia racconta il territorio: il tufo, il vento, i silenzi tra le querce e una storia millenaria di vitis vinifera. Tra le etichette spicca “Lunasie”, DOC Bianco di Pitigliano, ottenuto da vecchi filari di Trebbiano e Malvasia, dal profilo fruttato e minerale
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Cantina della Luce
Nel cuore della Maremma Toscana, a Sorano, Cantina della Luce è il progetto di Francesco e Gabriele, due giovani vignaioli uniti prima dall’amicizia e poi dalla passione per la terra e il vino. La loro storia comincia quasi per gioco nel 2020, quando riscoprono la vecchia cantina di famiglia di Francesco: una grotta scavata nel tufo nel 1925 dal bisnonno Umberto Maggi, dove il nonno Albano aveva prodotto e venduto vino per decenni.
Dopo anni di abbandono, quella cantina torna a vivere. Nel 2021 arriva la prima vendemmia e, dall’anno successivo, prende forma anche il progetto dedicato al recupero delle vigne storiche abbandonate. La prima è la Vigna Iolanda, oltre settant’anni di età, salvata dall’estirpazione e riportata alla produzione. Oggi Francesco e Gabriele si prendono cura di diversi vigneti tra Sorano e Sovana, valorizzando vecchie vigne e varietà del territorio.
La filosofia della Cantina della Luce è quella di una viticoltura artigianale, attenta alla terra e al carattere delle uve. I vini nascono attraverso un lavoro manuale e rispettoso, con fermentazioni spontanee e un uso privilegiato del cemento, per preservare l’identità del frutto e del territorio. Tra le etichette figurano Fattucchiero, Sciadatto, Rampazza e Radici; in attesa dell’uscita di nuovi esperimenti. ”Più che una semplice cantina, Cantina della Luce è il racconto di un legame ritrovato con le proprie radici: un progetto giovane che guarda alla tradizione per darle nuova vita, riportando luce a vigne e territori che rischiavano di essere dimenticati.
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Cantina di Pitigliano
A Pitigliano il vino è una storia di territorio, ma soprattutto di persone. È da questa consapevolezza che nasce, nel 1954, la Cantina Cooperativa di Pitigliano, fondata da appena 11 viticoltori con l’obiettivo di unire le forze e dare maggiore valore al lavoro delle piccole aziende agricole locali. Oggi quella comunità conta circa 250 conferitori, custodi di una tradizione vitivinicola che affonda le radici in un passato antico e che, generazione dopo generazione, continua a rinnovarsi.
La base produtiva è costituita da circa 400 ettari di vigneti tra Pitigliano, Sorano e Manciano, di cui 130 coltivati a regime biologico certificato I vigneti si trovano nel cuore della Maremma sud-orientale, in un paesaggio fortemente caratterizzato dal tufo e dall’origine vulcanica dei terreni. È qui che le uve trovano condizioni capaci di imprimere ai vini un’identità riconoscibile, legata in modo diretto al territorio. Il lavoro della cooperativa parte proprio dai vigneti dei soci: valorizzare le loro uve significa preservare un patrimonio agricolo e culturale che appartiene alla comunità.
Tradizione e innovazione convivono così in un modello cooperativo che mette al centro le persone e il loro rapporto con la terra. Ogni vendemmia diventa il risultato di un lavoro collettivo: quello di tanti viticoltori che, attraverso la Cantina, trasformano la propria esperienza e il proprio legame con la Maremma in un’espressione condivisa del territorio.
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Cantina Lascesa
Cantina LaScesa nasce a Sovana, nel cuore della bassa Maremma, al confine con il Lazio, dall’amicizia di cinque persone – un’enologa, un agronomo, un forestale, un musicista e un vignaiolo – unite dalla passione per il vino e dal legame con questo territorio.
C’è chi a Sovana è rimasto, chi se n’è andato e chi ha scelto di tornare: percorsi diversi che oggi si incontrano in un progetto comune, con l’obiettivo di valorizzare un luogo unico, caratterizzato da terreni di origine vulcanica e da una lunga tradizione vitivinicola.
Coltiviamo principalmente Sangiovese, Ciliegiolo, Merlot, Trebbiano e Malvasia. In cantina adottiamo un approccio essenziale e poco interventista: i nostri vini non vengono filtrati né chiarificati e ogni vendemmia rappresenta anche un’occasione per sperimentare, confrontarsi e sviluppare nuove idee.
LaScesa vuole però essere qualcosa di più di una cantina. Il progetto guarda anche al borgo di Sovana e alla possibilità di far vivere gli spazi della cantina e il suo giardino attraverso incontri, degustazioni, musica ed eventi non necessariamente legati soltanto al vino.
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Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano
La Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano riunisce circa 160 famiglie di viticoltori e rappresenta da decenni una delle realtà di riferimento della Maremma Toscana. La sua forza nasce da una viticoltura diffusa e profondamente legata al territorio: i soci conducono appezzamenti mediamente di circa 3/5 ettari, distribuiti in differenti microzone e terroir, caratterizzati da suoli, altitudini, esposizioni e condizioni climatiche diverse.
Dalla costa tirrenica alle colline dell’entroterra, fino alle aree di origine vulcanica, questa straordinaria varietà pedoclimatica consente alla Cantina di interpretare in modo articolato il patrimonio vitivinicolo della Maremma. La selezione delle uve provenienti dalle diverse zone permette di valorizzare le caratteristiche di ogni territorio e di dare vita a vini riconoscibili, equilibrati e fortemente identitari.
Accanto al Morellino di Scansano DOCG, cuore storico della produzione, la Cantina produce vini Maremma Toscana DOC e Bianco di Pitigliano DOC, espressioni complementari della ricchezza, della vocazione e della diversità enologica della Maremma meridionale.
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Sassotondo
Sassotondo nasce dall’idea che un prodotto artigianale sia il risultato di tempo, tentativi, errori e passione. La storia comincia nel 1989 a Sovana (Grosseto), quando Carla Benini, agronoma trentina, ed Edoardo Ventimiglia, regista romano, scelgono l’altopiano tufaceo tra Pitigliano e Sovana per un progetto di vita diverso, con una cantina scavata nel tufo per quaranta metri.
Da un ettaro iniziale, l’azienda cresce fino a circa 13 ettari e 50.000 bottiglie l’anno su 13 etichette, oggi affiancata anche dalla figlia Francesca: una “boutique winery” di produzioni limitate e varietà poco comuni.
Il filo conduttore è il Ciliegiolo, coltivato dal 1991 nella Vigna San Lorenzo e valorizzato fin dal primo vino a etichetta Sassotondo, nel 1997. Dal 2010 l’azienda ha inoltre recuperato il Nocchianello nero, antica varietà di Pitigliano, imbottigliata come Monte Rosso.
Biologica dal 1994 e senza sintesi in vigna dal 1990, Sassotondo ha esplorato la biodinamica (2006-2020) e si descrive come custode di un sistema complesso, dove l’equilibrio nasce dalla relazione tra ambiente, piante e suolo. Tra 2017 e 2018 ha condotto con l’agronomo Pedro Parra uno studio di microzonazione dei suoli, sfociato nel 2020 nell’impianto della Vigna Giardino.
Nel tempo l’azienda ha ottenuto riconoscimenti importanti dalla critica nazionale e internazionale: la Chiocciola di Slow Wine, i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, i 5Grappoli Bibenda le 4 Viti AIS, e punteggi di 95 punti da Robert Parker e da Vinous, a conferma di un percorso fondato su qualità, ricerca e identità territoriale.
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Tenuta Roccaccia
Nel paesaggio intenso della Maremma Toscana, tra le colline di Pitigliano e la terra delle Città del Tufo, Tenuta Roccaccia racconta una storia di famiglia, agricoltura e appartenenza al territorio. Da oltre un secolo, tre generazioni della famiglia Goracci lavorano questa terra con lo stesso principio: valorizzarne l’identità, senza forzarne la natura.
Oggi la tenuta si estende su oltre 30 ettari di vigneti, coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica e con basse rese, per concentrare nelle uve tutta la personalità del territorio. La vinificazione, attenta e rispettosa della materia prima, dà vita a vini che parlano maremmano: dal Bianco di Pitigliano al Vermentino, fino ai rossi Sovana e Ciliegiolo, espressioni diverse ma accomunate da carattere e autenticità.
La vocazione agricola della tenuta si completa con circa 15 ettari di oliveti e oltre 3.000 piante, principalmente Frantoio, Leccino e Leccio del Corno. Anche qui la scelta è quella del biologico, per ottenere un olio extravergine capace di restituire profumi e sfumature di questa terra.
Ma Tenuta Roccaccia è anche un luogo da vivere. Nella sala degustazione, vino e olio diventano il punto di partenza per entrare in contatto con la cultura locale, attraverso percorsi dedicati ai sapori e alle tradizioni della Maremma. Un’esperienza in cui il calice non racconta soltanto un vino, ma un paesaggio, una famiglia e una storia che continua nel tempo.
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Villa Corano
Poco prima di arrivare a Pitigliano, lungo la strada che costeggia le incantevoli colline del fiora, si trova l’azienda vitivinicola Villa corano di Stefano Formiconi, una tenuta capace di ospitare 13 ettari di vigneti specializzati. Stefano, padrone di casa, da oltre 50 anni è impegnato nello sviluppo della viticoltura locale e da oltre 25 nella produzione di vini locali. Un leone che pesta l’uva e’ il simbolo dell’azienda a conduzione familiare e una cantina, quale fiore all’occhiello, dotata di moderne tecnologie, realizza la linea produttiva dei due marchi d.o.c. Bianco di Pitigliano superiore e Sovana rosso superiore, entrambi frutto di vitigni autoctoni dalle radici storiche rimaste intatte nel tempo.
Il Bianco di Pitigliano d.o.c. superiore Terrantica è l’autentico portabandiera di Villa Corano. Nasce dal vigneto denominato Selvicciola, impiantato nel lontano 1968, allevato a guyot. Si compone di tre uvaggi autoctoni: procanico rosa, malvasia toscana e ansonica. Il tutto per un vino di colore giallo paglierino, dal sapore fruttato e dal retrogusto amarognolo.
Il Sovana Rosso Doc superiore “cor unum”, un vino dal colore rosso rubino intenso che unisce uve di sangiovese e ciliegiolo, entrambe figlie della zona. Macerato in acciaio e affinato in barrique per 12 mesi, ha un sapore morbido, equilibrato con sentori di frutta rossa; gradazione mai inferiore ai 13 gradi.
L’ospite vive un tour immersivo con degustazioni guidate direttamente dal produttore. Accomodati nella nuova sala o all’ombra della quercia secolare che veglia sui vigneti, i visitatori compiono un indimenticabile viaggio sensoriale. Un invito imperdibile per assaporare l’anima più autentica della toscana.
