LE DUE DENOMINAZIONI
Bianco di Pitigliano e Sovana Doc
Due denominazioni distinte, nate a trentatré anni di distanza, sullo stesso altopiano di tufo.
La Doc Bianco di Pitigliano è istituita nel 1966 ed è una delle più antiche d’Italia. Copre gli interi comuni di Pitigliano e Sorano e parte di Manciano e Scansano. Ne esistono quattro tipologie: base, Superiore, Spumante e Vin Santo; tutte a base di Trebbiano Toscano dal 40% al 100%. Dal colore giallo paglierino, odore fine e delicato, sapore fresco e asciutto con un fondo leggermente amarognolo.
La Doc Sovana è nata nel 1999 e riguarda i rossi e il rosato. Copre Pitigliano, Sorano e parte di Manciano. La produzione delle tipologie base richiede almeno il 50% di Sangiovese. Esistono poi le tipologie varietali, quali Aleatico, Cabernet Sauvignon, Ciliegiolo, Merlot e Sangiovese, che possono portare il nome del vitigno in etichetta se presente almeno all’85%.
Per entrambe le denominazioni, il controllo e la certificazione sono affidati all’ente certificatore Valoritalia.
BIANCO DI PITIGLIANO DOC
| Riconoscimento | DPR 28 marzo 1966 (G.U. 132 del 30 maggio 1966). Preceduto nel 1965 dalla denominazione “tipica” |
| Zona di produzione | Provincia di Grosseto: interi territori dei comuni di Pitigliano e Sorano; parte dei comuni di Manciano e Scansano |
| Tipologie | Bianco di Pitigliano; Superiore; Spumante; Vin Santo |
| Base ampelografica | Trebbiano toscano dal 40% al 100%. Greco, Malvasia bianca lunga, Verdello, Grechetto, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Pinot bianco e Riesling italico, da soli o congiuntamente, da 0 a 60%. Fino al 15% altre uve bianche idonee alla Regione Toscana |
| Rese massime | 12,5 t/ha (11 t/ha per il Superiore) |
| Densità minima | 3.000 ceppi/ha per nuovi impianti |
| Quota media vigneti | 310 m s.l.m., pendenza intorno al 5%, esposizione media sud-est |
| Organismo di controllo | Valoritalia s.r.l. |
Il titolo alcolometrico totale minimo è dell’11% vol; la tipologia Superiore parte dal 12%. Lo Spumante ha colore paglierino con riflessi verdolini, spuma fine e persistente, sapore da dosaggio zero a dry. Il Vin Santo, ottenuto da uve sottoposte ad appassimento naturale fino a un contenuto zuccherino non inferiore al 26%, invecchia in recipienti di legno di capacità non superiore a 500 litri per almeno diciotto mesi e non può essere immesso al consumo prima del 1° marzo del terzo anno successivo alla vendemmia.
SOVANA DOC
| Riconoscimento | DM 20 maggio 1999 (G.U. 126 del 1° giugno 1999) |
| Zona di produzione | Provincia di Grosseto: interi comuni di Pitigliano e Sorano, parte del comune di Manciano |
| Tipologie | Rosso, Rosso Superiore, Rosso Riserva, Rosato; Aleatico Superiore, Riserva, Passito e Riserva Passito; Cabernet Sauvignon, Ciliegiolo, Merlot e Sangiovese, ciascuno Superiore e Riserva |
| Base ampelografica | Rosso, Rosso Superiore, Rosso Riserva e Rosato: Sangiovese almeno 50%. Per i varietali: vitigno indicato minimo 85% |
| Rese massime | Rosso e Rosato 11 t/ha; Superiore e Riserva 9 t/ha; Aleatico Passito 7 t/ha |
| Densità minima | 3.300 ceppi/ha per impianti successivi al 24 novembre 1999 |
| Quota media vigneti | 290 m s.l.m., da circa 30 m a Marsiliana (frazione di Manciano) a circa 800 m a Elmo (frazione di Sorano) |
| Organismo di controllo | Valoritalia s.r.l. |
Il Sovana Rosso ha colore rosso rubino con riflessi violacei, odore vinoso, sapore asciutto, armonico ed equilibrato, con titolo alcolometrico totale minimo dell’11% vol. Le tipologie Superiore e le varietali possono ottenere la menzione Riserva dopo almeno diciotto mesi in botti di legno e sei mesi di affinamento in bottiglia. L’imbottigliamento deve avvenire nell’intera provincia di Grosseto.
Nel centro di Sovana, nella chiesa romanica di Santa Maria di fronte al Palazzo Pretorio, un ciborio preromanico in travertino bianco reca lastre decorate con viticci annodati, grappoli d’uva e foglie di vite: il disciplinare stesso lo cita come testimonianza dell’antichità della cultura vitivinicola del territorio.
